ARTE E "CONTORNI"

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sabato 17 marzo 2007

PAURA DEL CORAGGIO

Immagine tratta dal disegno d'un bimbo di 2a,
Scuola Elementare Vittorio Piccinini - Roma)
Si scambia spesso per coraggio quella che è incoscienza... in altre occasioni, la paura paralizzante è scambiata per impavidità... molti seminano spavalderia sperando di mietere coraggio (o solo nella speranza di farla passare come tale). Ma cos'è veramente il CORAGGIO?

Tutti noi siamo razionalmente coraggiosi, ma quanti lo rimangono in situazioni in cui è la nostra parte irrazionale a farci comportare di conseguenza?
Inolte ci sono vari gradi di impavidità. Ad esempio, Seneca affermava che "Non è veramente coraggioso colui il cui coraggio non cresce col pericolo".
Io aggiungo che ci sono, oltre ai vari" gradi", anche diversi tipi di coraggio: quello di fare, quellod'essere...
Io preferisco quest'ultimo...


IL MIO CORAGGIO DI ESSERE

La mia voce? È un alito. Di vento. La folata d’una vita di belle idee, alle quali credo con cuore e sofferenza. Ideali, è vero, che però son certo possono farmi cambiare, e migliorare anche il mondo. Sono fondalmente un uomo solo, armato di tastiera, che con piccoli tocchi digita parole di coraggio da far colare come miele sul mondo...
Sono odiato dai vigliacchi e dai deboli che non riescono nemmeno a pensare le cose più elementari che faccio. Forse morirò giovane e pieno di guai, ma avrò vissuto. Vissuto veramente. Contro i prepotenti. L'ignoranza. La cattiveria. E avrò nuotato in un mare di "tempeste" per ridare qualcosa a chi ha perso tutto nel niente: anche e solo la dignità... Unisciti a me. Pensa, e scoprai che puoi decidere... e vincere contro le tue debolezze per affrontare prepotenti, ignoranti, vigliacchi...

Daniele Cavalera



DESCRIVI, O DEFINISCI IL CORAGGIO... RACCONTA LE TUE STORIE. MA SOPRATTUTTO NON INDIETREGGIARE MAI DAVANTI A CHI TI VUOL FAR CONOSCERE LA PAURA...



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LA PAZZIA

LA PAZZIA
è la normalità...

Ti regalerò una rosa

di Simone Cristicchi Ti regalerò una rosa Una rosa rossa per dipingere ogni cosa Una rosa per ogni tua lacrima da consolare E una rosa per poterti amare Ti regalerò una rosa Una rosa bianca come fossi la mia sposa Una rosa bianca che ti serva per dimenticare Ogni piccolo dolore Mi chiamo Antonio e sono matto Sono nato nel ’54 e vivo qui da quando ero bambino Credevo di parlare col demonio Così mi hanno chiuso quarant’anni dentro a un manicomio Ti scrivo questa lettera perché non so parlare Perdona la calligrafia da prima elementare E mi stupisco se provo ancora un’emozione Ma la colpa è della mano che non smette di tremare Io sono come un pianoforte con un tasto rotto L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi E giorno e notte si assomigliano Nella poca luce che trafigge i vetri opachi Me la faccio ancora sotto perché ho paura Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura Puzza di piscio e segatura Questa è malattia mentale e non esiste cura Ti regalerò una rosa Una rosa rossa per dipingere ogni cosa Una rosa per ogni tua lacrima da consolare E una rosa per poterti amare Ti regalerò una rosa Una rosa bianca come fossi la mia sposa Una rosa bianca che ti serva per dimenticare Ogni piccolo dolore I matti sono punti di domanda senza frase Migliaia di astronavi che non tornano alla base Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole I matti sono apostoli di un Dio che non li vuole Mi fabbrico la neve col polistirolo La mia patologia è che son rimasto solo Ora prendete un telescopio… misurate le distanze E guardate tra me e voi… chi è più pericoloso? Dentro ai padiglioni ci amavamo di nascosto Ritagliando un angolo che fosse solo il nostro Ricordo i pochi istanti in cui ci sentivamo vivi Non come le cartelle cliniche stipate negli archivi Dei miei ricordi sarai l’ultimo a sfumare Eri come un angelo legato ad un termosifone Nonostante tutto io ti aspetto ancora E se chiudo gli occhi sento la tua mano che mi sfiora Ti regalerò una rosa Una rosa rossa per dipingere ogni cosa Una rosa per ogni tua lacrima da consolare E una rosa per poterti amare Ti regalerò una rosa Una rosa bianca come fossi la mia sposa Una rosa bianca che ti serva per dimenticare Ogni piccolo dolore Mi chiamo Antonio e sto sul tetto Cara Margherita son vent’anni che ti aspetto I matti siamo noi quando nessuno ci capisce Quando pure il tuo migliore amico ti tradisce Ti lascio questa lettera, adesso devo andare Perdona la calligrafia da prima elementare E ti stupisci che io provi ancora un’emozione? Sorprenditi di nuovo perché Antonio sa volare