ARTE E "CONTORNI"

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sabato 31 marzo 2007

BULLISMO

numero verde 800669696
Talvolta prendo il treno. Percorro medie e lunghe distanze. Mi sposto così da una parte all'altra utilizzando il tempo, magari, per scrivere. O per riflettere. Per riposare. Anche per inquinare meno. E se ci metti che sono ligure, perché no? anche per risparmiare...
Beh, sul servizio sorvoliamo, ok?

Ti dicevo: uso il treno. Fin qui niente di eccezionale... l'altro giorno, però, qualcosa mi ha disturbato. E inquietato profondamente...

Guardami... Sono seduto all'inizio di questa carrozza e mi dirigo a La Spezia.... sono le 7 e 30 e, nonostante sia ancora assonnato, trovo piacevole e adorabile la compagnia degli studenti dai 14 ai 17 anni che affollano tutt'attorno. Belle facce, bei modi di porsi, comportamenti più adulti rispetto ai miei tempi...
Poi una nota stonata. Irrompe nei miei pensieri. Ma non focalizzo subito. Le risate allegre si fanno più forti, a scoppi... vocii concitati da un gruppetto. Quello laggiù, lo vedi? Mentre cala misteriosamente il silenzio tra gli altri viaggiatori. Alcuni dei quali uomini e donne dai 30 ai 50 anni. Distolgo lo sguardo dal paesaggio che mi scorre a lato, e lo poso prima su chi mi è più vicino. Uomini , donne, ragazzi chini a fissare il pavimento della carrozza... alcuni s'inervosiscono... altri ancora fanno finta di niente.
Ma cosa succede? perche ora sento schiamazzi e risa indecenti? E frasi pesanti volano, all'indirizzo di un ragazzino che avrà sì e no 14 anni...

Li vedi? ci sono quattro individui, tre o quattro anni più di lui, a dieci metri da me... questi tizi lo attorniano e si divertono a colpirlo con un giornale arrotolato. Ei tonfi dei colpi che gli infliggono?raggelano nel cuore di tutti noi. Lui cerca di sdrammatizzare, scherza, chiede di smetterla... ma loro, niente! giù a colpire e a ridere. Sedute in prossimità, tre ragazze si sganasciano dalle risate. Una quasi casca dal sedile...
Tu che fai in queste situazioni? Io di solito sono una testa calda... e intervengo sempre. Ma in quest'occasione tentenno... non riesco a giudicare. E' stato o no passato il limite?
Poi mi accorgo che tutti sono schifati tanto e quanto me, ma sono come incatenati da una sorta d'impotenza.

Ma non bruciamo i tempi... dicevo, che fare? Intervengo o non intervengo?

Alla fine mi alzo, mi avvicino al gruppetto di bulli, che mi guardano negli occhi e di rimando si lanciano occhiate d'intesa...
Ora, io mi limito a chiedere se c'è qualche problema... se è tutto a posto... alla loro indifferenza, e anche perché coperto dai colpi di giornale che ancora infliggono al malcapitato, alzo la voce, e aggiungo qualcosa come "Allora ragazzi? Cosa c'è che non va? E' il modo di comportarsi questo?"
Per tutta risposta ottengo un "fatti i c...i tuoi, non vedi che stiamo scherzando? Non ci disturbare..."
Non ti sto a riportare tutto per filo e per segno, senò ti addormenteresti, o mi odieresti...
Quello che mi colpisce di loro, è il forte spirito di aggregazione. Ma in negativo! Allora, sono lì che parlo con quello che fino a poco prima vibrava le giornalate. Gli dico se è modo... cosa ne pensa di comportamenti simili... gli faccio notare che nessun altro si sta comportando così... e quello? Ripete con prepotenza solo tre o quattro frasi, che sa consolidate... "Non sei tu a dovermi fare la morale, io sto scherzando, mi hai interrotto, sono minorenne e non puoi farmi niente, comunque non ho passato il limite, e anche se lo avessi fatto non devo rendere conto a te... smettila di agitarmi la mano davanti senò dico che mi vuoi picchiare. Stai attento che ti denuncio". Ma si fa forte solo perché sa di non essere solo... è con il "branco".
Ma lo senti anche tu? Il bello di tutto questo è che questo pischello di 16-17 anni lo dice da "convinto". E gli altri, rincarano la dose: "Vai a sederti vecchio, cosa vuoi da noi... non vogliamo parlarti... non ti permettere più di molestarci... siamo in quattro e se cerchi rogne... e poi prova solo a sfiorarci..."
Capito l'antifona? Sti vigliacchi...

Te la faccio breve... mi vergogno a dirlo, da quel momento in poi mi sono comportato un po' da bullo... e solo ad un certo punto ho desistito, per non oltrepassare io stesso quel "limite".
Poi ho detto che la prossima volta avrei chiamato la polizia, perché non tollero comportamenti del genere... qui uno ha detto provaci, diciamo che sei matto, che hai tirato fuori l'uccello..." a questo punto mi è bastato tirare fuori il cellulare e comporre il numero. Ho aggiunto soltanto: "Che faccio? Proseguo?" Inutile dirti che è calato il silenzio. Solo in quel momento ho visto dei cani che mollavano la presa, come sotto il peso di bastonate.
Ho sentito solo un tremolonte "ok, ho sbagliato... ti basta questo?"
Mi è bastato.

Ora ce il solito amabile vocio, sul treno... gente che chiacchiera, che ripassa la lezione, qualche lecito mugugno... anche belle risa. E una gioventu' sana...
Dopo 15 minuti il treno si ferma a Pescia. Le tre ragazze si stringono maternamente intorno al poveraccio che poco prima aveva subito le prepotenze... non ridono più. Decidono di scendere dall'altra parte della carrozza, assieme a lui, cercando di mettere più distanza possibile tra loro e quei bulli...
Quel ragazzo 14enne, mi manda una timida occhiata di ringraziamento, anche se subito si rannuvola per paura di rappresaglie.
E i quattro? Sanno d'avere sbagliato, ma che fanno? Mi sfidano con un sorriso beffardo e senza mai abbassare gli occhi... Uno grosso mi dice sottovoce... "E ti è andata bene che il treno era affollato".
Sti vigliacchi...

Ebbene questo è bullismo!

Ma quello che mi ha fatto stare veramente male è questo: c'èrano almeno altri 8-9 adulti (uomini e donne dai 30 ai 50 anni) che non sono mai intervenuti. Nè prima, nè durante, nè dopo! Anzi, se avessero potuto si sarebbero volentieri volatilizzati.
Tutti sembravano veramente sollevati... sapevano che avevo fatto la cosa giusta, ma nessuno mi ha salutato, quando siamo scesi insieme nella stazione di fine corsa.

Ebbene, questo è cretinismo!
Uso spesso il treno, ma spero di non dover mai più assistere a scene del genere... male che vada, non chiedo troppo, solo che tra persone oneste e perbene si faccia "branco" per andare in soccorso dei poveri malcapitati nelle spire di qualche idiota che crede gli si faccia un complimento quando lo si definisce bullo.
A chiunque me lo chieda, invio materiale tratto da una pubblicazione di TELEFONO AZZURRO che aiuta ad affrontare il bullismo e a risolvere le problematiche inerenti...

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LA PAZZIA

LA PAZZIA
è la normalità...

Ti regalerò una rosa

di Simone Cristicchi Ti regalerò una rosa Una rosa rossa per dipingere ogni cosa Una rosa per ogni tua lacrima da consolare E una rosa per poterti amare Ti regalerò una rosa Una rosa bianca come fossi la mia sposa Una rosa bianca che ti serva per dimenticare Ogni piccolo dolore Mi chiamo Antonio e sono matto Sono nato nel ’54 e vivo qui da quando ero bambino Credevo di parlare col demonio Così mi hanno chiuso quarant’anni dentro a un manicomio Ti scrivo questa lettera perché non so parlare Perdona la calligrafia da prima elementare E mi stupisco se provo ancora un’emozione Ma la colpa è della mano che non smette di tremare Io sono come un pianoforte con un tasto rotto L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi E giorno e notte si assomigliano Nella poca luce che trafigge i vetri opachi Me la faccio ancora sotto perché ho paura Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura Puzza di piscio e segatura Questa è malattia mentale e non esiste cura Ti regalerò una rosa Una rosa rossa per dipingere ogni cosa Una rosa per ogni tua lacrima da consolare E una rosa per poterti amare Ti regalerò una rosa Una rosa bianca come fossi la mia sposa Una rosa bianca che ti serva per dimenticare Ogni piccolo dolore I matti sono punti di domanda senza frase Migliaia di astronavi che non tornano alla base Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole I matti sono apostoli di un Dio che non li vuole Mi fabbrico la neve col polistirolo La mia patologia è che son rimasto solo Ora prendete un telescopio… misurate le distanze E guardate tra me e voi… chi è più pericoloso? Dentro ai padiglioni ci amavamo di nascosto Ritagliando un angolo che fosse solo il nostro Ricordo i pochi istanti in cui ci sentivamo vivi Non come le cartelle cliniche stipate negli archivi Dei miei ricordi sarai l’ultimo a sfumare Eri come un angelo legato ad un termosifone Nonostante tutto io ti aspetto ancora E se chiudo gli occhi sento la tua mano che mi sfiora Ti regalerò una rosa Una rosa rossa per dipingere ogni cosa Una rosa per ogni tua lacrima da consolare E una rosa per poterti amare Ti regalerò una rosa Una rosa bianca come fossi la mia sposa Una rosa bianca che ti serva per dimenticare Ogni piccolo dolore Mi chiamo Antonio e sto sul tetto Cara Margherita son vent’anni che ti aspetto I matti siamo noi quando nessuno ci capisce Quando pure il tuo migliore amico ti tradisce Ti lascio questa lettera, adesso devo andare Perdona la calligrafia da prima elementare E ti stupisci che io provi ancora un’emozione? Sorprenditi di nuovo perché Antonio sa volare